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Il punto pieno, cioè come è fatto il nome sul collare

Macro di un ricamo a punto pieno crema su un collare Midnight Black

Ultimo aggiornamento:

Definition

Il punto pieno riempie una forma con punti paralleli affiancati, tutti nella stessa direzione. Il risultato è una superficie liscia, leggermente in rilievo, che prende la luce e ha il bordo netto. Su una fettuccia è la tecnica giusta per un nome, e si riconosce al tatto.

Se hai un nostro collare in mano, passa il dito sul nome. Senti una superficie liscia, appena in rilievo, che finisce con uno scalino netto ai lati della lettera. Quella sensazione ha un nome tecnico: punto pieno.

Come è fatto

Il punto pieno riempie una forma con punti lunghi, paralleli e affiancati, tutti orientati nella stessa direzione. Ogni punto attraversa la larghezza della lettera da un bordo all'altro: l'ago entra da un lato, esce dall'altro, e il filo attraversa tutto quello spazio appoggiato in superficie.

Da qui vengono le due caratteristiche che ci interessano. La prima è che la superficie è continua: non ci sono punti di ingresso in mezzo alla lettera, quindi il filo non è interrotto. La seconda è che il bordo è netto, perché i punti finiscono tutti allineati sulla stessa linea.

Una lettera fatta così prende la luce in un modo particolare, tutta insieme, perché tutti i fili corrono nello stesso senso. È il motivo per cui un nome ricamato bene cambia leggermente aspetto se giri il collare.

Perché funziona su una fettuccia

La ragione è nel supporto e non nel punto.

Su un tessuto morbido, una maglietta per esempio, i punti affondano nel materiale. Il rilievo si appiattisce, il bordo si ammorbidisce, e per rimediare si aggiunge una base di punti sotto per irrigidire la zona.

Una fettuccia di nylon non si comprime quasi per niente. Il filo resta esattamente dove l'ago lo ha messo, quindi ogni punto conserva la sua altezza. Il punto pieno su fettuccia esce più definito che sulla stessa lettera fatta su stoffa, ed è per questo che è la scelta standard sui collari e non una nostra particolarità.

Le tre cose che decidono la resa

La densità

Quanto sono vicini fra loro i punti affiancati. Troppo pochi e fra un punto e l'altro si intravede la fettuccia, quindi la lettera sembra sbiadita anche appena fatta. Troppi e succedono due cose peggiori: la zona si irrigidisce, perché c'è più filo che tessuto, e il nastro comincia a tirare intorno al nome.

La densità giusta dipende dal colore. Un filo chiaro su fettuccia scura ha bisogno di qualche punto in più per coprire, perché il colore sotto tende a farsi vedere; il contrario ne chiede meno.

La tensione

Quanto è tirato il filo mentre viene cucito. È la variabile più sottile e quella che si vede subito quando è sbagliata.

Con la tensione troppo bassa i punti restano lenti e il bordo della lettera diventa irregolare, come se ogni punto finisse un decimo di millimetro dove gli pare. Con la tensione troppo alta il filo tira il tessuto verso il centro della lettera, e la lettera si assottiglia rispetto a come era disegnata.

La direzione dei punti

Su una lettera curva la direzione non può essere la stessa per tutta la forma, altrimenti nelle curve i punti diventano lunghissimi da un lato e cortissimi dall'altro. Un ricamo fatto bene ruota gradualmente la direzione seguendo la curva. È la parte in cui si vede la differenza fra un lavoro impostato con cura e uno fatto in automatico, e si nota sulle O e sulle S.

Come si riconosce, con il collare in mano

In Italia il collare si compra spesso in negozio, quindi vale la pena sapere cosa toccare.

Passa il dito di traverso sulla lettera. Devi sentire un rilievo che finisce con uno scalino, non una sfumatura. Se il bordo è morbido e il rilievo è quasi assente, la densità è bassa.

Guarda il bordo di lato, contro luce. Deve essere una linea. Se vedi un contorno peloso, con fili che sporgono, la tensione o il taglio del filo non erano a posto.

Piega il nastro nel punto del nome. Deve piegarsi. Se la zona ricamata resta rigida come un cartoncino, c'è troppo filo, e quella rigidità è il primo posto in cui il collare si consumerà.

Perché non un altro punto

Le alternative esistono e su un collare si comportano peggio.

Un punto lineare percorre il contorno della lettera senza riempirla. Costa meno filo e da lontano lascia vedere un profilo, non una parola. Un punto catenella dà una lettera dall'aspetto più artigianale, con una sua bellezza, ma il bordo è morbido per costruzione e su quattro millimetri di altezza il morbido diventa illeggibile.

Il punto pieno vince qui per il motivo per cui perde altrove: riempie in modo compatto una forma piccola, che è esattamente il problema che abbiamo.

Il legame con il limite di caratteri

Questo spiega una cosa che sembra arbitraria. Un punto pieno ha un intervallo di lunghezza in cui funziona: sotto una certa misura il punto è troppo corto per stare teso e non copre, sopra è troppo lungo e si impiglia.

Quando allunghi il nome, le lettere si stringono e i punti si accorciano. A dieci caratteri siamo ancora dentro l'intervallo. Oltre, la tecnica esce dalle sue condizioni di lavoro, e il risultato non è un nome più lungo: è un nome peggiore.

Domande frequenti

Cos'è il punto pieno?
Un modo di riempire una forma con punti lunghi, paralleli e affiancati, tutti orientati nella stessa direzione. Ogni punto attraversa la larghezza della lettera da un bordo all'altro. Il filo appoggia in superficie fra i due punti di entrata, e per questo la lettera resta liscia e leggermente in rilievo.
Si chiama anche punto satin?
Lo senti dire, ma è una traduzione approssimativa dall'inglese. In italiano il termine corretto è punto pieno. Punto raso indica un'altra cosa per chi ricama, quindi conviene non usarlo per questo: se parli con qualcuno che ricama davvero, punto pieno è la parola che capisce.
Perché proprio questo punto su un collare?
Perché dà un bordo netto e una superficie continua su una forma piccola, e perché la fettuccia non si comprime. Su un tessuto morbido i punti affondano e il rilievo si appiattisce. Su una fettuccia di nylon il filo resta dove lo hai messo, quindi ogni punto tiene la sua altezza e la lettera si legge da lontano.
Come riconosco un punto pieno fatto bene?
Al tatto, ed è la prova migliore se hai il collare in mano. Passa il dito perpendicolarmente sulla lettera: devi sentire una superficie leggermente in rilievo che finisce con uno scalino netto, non una sfumatura. Poi guarda il bordo di lato, contro luce: deve essere una linea, non un contorno peloso.
Cosa lo rovina?
Tre cose. Una densità troppo bassa, e vedi il tessuto fra i punti. Una densità troppo alta, e la lettera si irrigidisce e tira il nastro. Una tensione sbagliata, e i punti si spostano di poco ciascuno, cioè il bordo diventa irregolare. Sono errori di macchina e non di materiale.
Il punto pieno va bene per qualunque lunghezza di lettera?
No, e questo spiega il limite di caratteri. Un punto pieno ha una lunghezza utile: se il punto diventa troppo corto perde tensione e non copre, se diventa troppo lungo si impiglia. Su un nome molto lungo le lettere si stringono, i punti si accorciano e la tecnica esce dal suo intervallo. Dieci caratteri è dove restiamo dentro.
Ci sono altri punti che si potrebbero usare?
Sì, e si comportano peggio qui. Un punto lineare disegna il contorno della lettera senza riempirla, quindi da lontano vedi un profilo e non una parola. Un punto catenella dà una lettera più artigianale ma con il bordo morbido, che su quattro millimetri di altezza si legge male.

Informazioni su questo articolo

Laura guarda ai cani con più profondità e attenzione. La appassionano il comportamento canino, la comunicazione e il legame tra persone e animali. Nei suoi articoli spiega perché i cani si comportano come si comportano e

Questo articolo è stato redatto con l'assistenza dell'IA e revisionato da Laura de Wit, Comportamento e benessere canino · Eindhoven. Supervisione editoriale: Anna de Jong.

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