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Squffy

Hai cercato collare in acciaio: cosa monta il nostro

Un anello a D in lega di zinco dorato su un collare Squffy Classic Cognac Brown, tenuto nella luce morbida della finestra

Ultimo aggiornamento:

Definition

Fibbia e anello a D in lega di zinco pressofusa, con finitura color oro rigata a linee fini invece che lucidata a specchio. Non c'è uno strato di placcatura che si possa consumare, le rigature nascondono i graffi che un cane fa davvero, e la manutenzione è una passata di panno.

In Italia si cerca il collare in acciaio, e chi lo cerca di solito trova due cose diverse messe sullo stesso ripiano: i collari a catena, che sono metallo dalla testa ai piedi, e i collari in tessuto con la ferramenta metallica. Sono oggetti lontanissimi fra loro.

Se sei arrivato qui cercando qualcosa di solido, la buona notizia è che il metallo che conta su un collare non è la parte che gira intorno al collo. È la chiusura e l'anello dove si attacca il guinzaglio. Quelli, sui nostri, sono in lega di zinco pressofusa.

Perché pressofusa, e cosa vuol dire

Pressofusione significa colare il metallo fuso dentro uno stampo sotto pressione. Il pezzo esce già nella sua forma finale, in un blocco unico, senza saldature e senza parti assemblate.

Su una fibbia questo conta. Una fibbia non è una piastra: è una geometria con feritoie, spallamenti e un meccanismo di scorrimento, e ogni giunzione fra due parti è un punto in cui la forza si concentra. Fatta in un pezzo, quei punti non esistono.

La lega di zinco si presta a quel processo con tolleranze precise a temperature relativamente basse, che è esattamente quello che serve per un meccanismo che deve scorrere. In officina, in Italia, questa famiglia di leghe la chiamano zama: è il nome commerciale, non lo usiamo nelle nostre schede perché è un termine da fonderia e non da negozio, ma se te lo dicono sappi che parlano di questo.

Rigata invece che lucida

La finitura ha righe parallele finissime, non è uno specchio. Sembra una scelta estetica e in parte lo è, ma la ragione principale è un'altra.

Una superficie lucidata a specchio riflette, e una superficie che riflette mostra ogni singolo segno. Il primo graffio su una fibbia lucida si vede da un metro. Una superficie rigata diffonde la luce, quindi un graffio nuovo entra nella struttura di righe che c'è già e non salta all'occhio.

Su un oggetto che passa la giornata contro cancelli, sabbia, tronchi e altri cani, questa differenza non è teorica. Il collare si graffia comunque. La domanda è se questo lo farà sembrare usato o rovinato.

Non c'è nulla da consumare

Il vantaggio strutturale di questa scelta è che il colore non è uno strato.

Una placcatura è un metallo sopra un altro metallo, e ha uno spessore misurabile in micron. Uno spessore si può attraversare, e quando lo attraversi vedi comparire il metallo di sotto, con un colore diverso, nei punti di maggiore sfregamento: il bordo della fibbia, la parte alta dell'anello a D. Non ti diciamo che una placcatura non tenga, ma ti diciamo dove finisce.

Qui il tono caldo appartiene alla lega e alla sua finitura. Non c'è un confine fra sopra e sotto, quindi non c'è un confine da raggiungere.

Il placcato oro 18K invece lo usiamo, ma altrove: sulle medagliette e sulle spille per cani, dove il pezzo è piccolo, non sfrega contro niente e la finitura preziosa ha senso. Sui collari e sui guinzagli, mai.

Come invecchia, in Italia

Si opacizza. Con i mesi il tono diventa un po' meno acceso e la superficie perde un pelo di brillantezza, e chi ha un collare da qualche anno lo nota se lo mette accanto a uno nuovo. Non promettiamo che resti identico, perché non resta identico niente.

Se vivi al mare c'è una cosa in più da sapere. In ambiente salino una lega di zinco può prendere un velo biancastro, sottile, che si toglie con un panno asciutto. Non è ruggine e non è la patina verde delle leghe di rame, che sullo zinco non si forma. Quello che accelera tutto è il sale lasciato addosso, quindi la regola è sciacquare con acqua dolce quando tornate dalla spiaggia.

L'anello a D è il pezzo da guardare

Se dovessi guardare un solo componente su un collare, guarda l'anello a D e non la fibbia. È il punto in cui tutta la trazione del guinzaglio entra nel collare, e sui collari economici è spesso un filo di metallo piegato a D con le due estremità che si toccano e basta. Quel tipo di anello si apre: non si rompe, si apre, e il guinzaglio esce.

Un anello colato è chiuso per costruzione, perché non ha estremità. Il controllo da fare in negozio dura due secondi: cerca con l'unghia il punto di giunzione. Se lo trovi, sai dove cederà.

Le tre cose da non fare

  • Prodotti aggressivi. Anticalcare, candeggina, sgrassatori forti. Attaccano la lega e il danno non torna indietro. Sapone neutro e acqua bastano.
  • La spugna abrasiva. Le righe fini sono la finitura: una spugna verde le sostituisce con graffi grossi e disordinati, che è il contrario di quello che volevi.
  • La lavatrice. Il tessuto sopravvive, la ferramenta esce dal cestello segnata dai colpi contro il cesto e contro la cerniera dell'oblò.

Sul Tactical

Stessa lega, pezzi più grandi, finitura nero opaco al posto del color oro. Il nero non è vernice data sopra: è verniciatura a polvere, un polimero cotto sul metallo, e si comporta in modo diverso abbastanza da meritarsi una pagina sua.

Domande frequenti

I vostri collari sono in acciaio?
No, e conviene distinguere due cose. La fettuccia è di nylon, non di metallo, quindi non facciamo collari a catena. La ferramenta, cioè fibbia e anello a D, è in lega di zinco pressofusa su tutte e tre le linee. Le medagliette invece sì, quelle sono in acciaio inossidabile placcato oro 18K.
Perché lega di zinco e non acciaio?
Perché la forma conta più del materiale. Una fibbia va prodotta pressofusa, cioè colata in uno stampo, ed è così che si ottiene una geometria complessa in un pezzo unico senza saldature. La lega di zinco si presta a quel processo con tolleranze precise; l'acciaio, per quella forma, andrebbe stampato o lavorato, con più giunzioni e più costo per lo stesso risultato.
Cosa vuol dire finitura rigata?
Che la superficie ha righe parallele finissime invece di essere lucidata a specchio. È una scelta pratica prima che estetica: uno specchio riflette e mostra ogni segno, una superficie rigata diffonde la luce e i graffi che un cane fa in giardino si perdono nella rigatura. Su un collare che vive all'aperto è la differenza fra sembrare usato e sembrare rovinato.
La finitura color oro è una placcatura?
No, ed è il motivo per cui la scegliamo. Una placcatura è uno strato di un metallo sopra un altro, e uno strato ha uno spessore che si può consumare. Qui il tono caldo appartiene alla lega e alla finitura, non a un rivestimento sovrapposto. Il placcato oro 18K lo usiamo su medagliette e spille per cani, dove serve, e mai sui collari.
Si ossida? Diventa verde?
Il verde è la patina delle leghe di rame e non riguarda lo zinco. Una lega di zinco all'aperto si opacizza e in ambiente marino può prendere un velo biancastro, che va via con un panno. Quello che le dà davvero fastidio è il sale lasciato addosso, quindi dopo il mare sciacqua con acqua dolce.
Cosa non devo fare?
Tre cose. Non usare prodotti aggressivi tipo anticalcare o candeggina, perché attaccano la lega e non tornano indietro. Non passare la spugna abrasiva sulla finitura, perché le righe fini sono la finitura e una spugna le sostituisce con graffi grossi. E non mettere il collare in lavatrice, dove la ferramenta sbatte contro il cestello.
Sul Tactical la ferramenta è diversa?
Stessa lega, dimensioni maggiori e finitura nero opaco invece del color oro. Il nero non è una verniciatura a pennello: è verniciatura a polvere, cioè polimero cotto sul metallo, e ha una pagina sua perché si comporta in modo diverso.

Informazioni su questo articolo

Per Sophie la vita è avventura con il cane al fianco. Le piace scrivere di fughe nel fine settimana, bei sentieri, locali che accettano cani e viaggi con gli animali. I suoi articoli hanno un'energia da aria aperta che f

Questo articolo è stato redatto con l'assistenza dell'IA e revisionato da Sophie Visser, Avventura e viaggi · Utrecht. Supervisione editoriale: Anna de Jong.

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Bibliografia (4)
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